Questa è la settimana di ripresa delle lezioni. Non sono mai stata così agitata. Anni duri, di grande incertezza ed instabilità. Apri lo studio, chiudi lo studio, prepara le lezioni on line, applica i protocolli, cambiali, il certificato verde, metti il nastro adesivo per fare i quadrotti di distanziamento, qualcuno vorrebbe essere in presenza, qualcuno a distanza.
Mi accorgo, controllando il sito, che è ormai un anno che non pubblico nulla sul blog. Anche io ho attraversato un momento di sgretolamento.
Mi sono chiesta se lo yoga appartenesse ancora alla mia ricerca.
Basta una goccia d’acqua, poi, per fare rifiorire questo albero dalle radici profonde. Una lezione individuale, una chiacchierata con i compagni di viaggio, un seminario con Antonio.

In questo paio di anni, ho letto pochissimi testi che fossero specifici dello yoga, pochi testi filosofici e classici. Mi sono ritrovata a camminare su un terreno familiare che mai mi sono apertamente riconosciuta: la bellezza, la poesia, la creatività, l’arte.
Ho frequentato un corso di scrittura, un laboratorio di yoga e scrittura di sé, ho letto un libro bellissimo per ritornare a riempire il pozzo dei desideri e recuperare la sorgente della creatività, ho ripreso la penna in mano ed anche il pennello, composto collage, gironzolato nell’area urbana per vedere i graffiti, camminato sotto la pioggia senza ombrello, partecipato ad un seminario sullo yoga e la sessualità, sono rimasta nella mia solitudine, ho visto una inaspettata e bellissima mostra su angoli nascosti di Bologna, ho preso in mano un libro per imparare lo spagnolo da zero, mi si è scorticata un’altra volta la pelle.

Beh, e lo yoga?
Due sono le incitazioni che si sono mosse in me.
“Lo yoga è un processo creativo”, così Antonio ha introdotto così il ritiro sul Krya Yoga.
“L’amore è l’unica forza che ferma le vrtti” (movimenti mentali) dagli appunti di un vecchio seminario.

Quale intima ed antica eredità ci lascia lo yoga?
A cosa ci educa ogni volta che restiamo in un asana, che togliamo il soffio dal respiro, che sostiamo immobili ad osservare il movimento della psiche, che ripetiamo in una spirale gli stessi krya?
Senza troppo pensarci, butto giù questa lista sommaria:
vivere in modo sperimentale
entrare sotto la pelle
vedere ad occhi chiusi
meravigliarsi del respiro
scrollarsi di dosso tutta l’invasione dell’emisfero sinistro come il controllo, la previsione, il giudizio, la pretesa di un ottenimento, quella spinta latente che ti fa considerare te stesso solo come una cosa utile
prestare l’orecchio al tempo oltre il tempo
recuperare l’intimità con sé, con il proprio corpo
risvegliare una conoscenza diretta che non sia solo lucida ma anche clemente …

Questo è il mio augurio per questo nuovo inizio di pratica (e di vita): restare umani, sensibili e desideranti.
Che lo yoga sia scoperta di bellezza, apra lo stomaco dell’anima a tutto il nutrimento di cui ha bisogno.


Grazie Antonio Nuzzo per i suoi generosi insegnamenti, Daniela Bonetti per la sua tagliente libertà, Serena Mancini per la tenacia della ricerca, Semi Yoga e Arte per la creatività sparsa dai loro semi, la Scuola Holden, il libro di M. Milner e quello di J. Cameron e tutti i compagni di viaggio.