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Articolo su Eugenio Borgna, gabbia per uccellini in metallo aperta sul fondo, senza base

Nostalgia, solitudine, speranza – Eugenio Borgna

Qualche giorno fa è morto Eugenio Borgna: classe 1930, piemontese, psichiatra, docente universitario e saggista. Anni fa lessi una sua intervista che mi colpii per la delicata profondità che traspariva dalle sue risposte. Ho pensato di ricordarlo qui.

Eugenio Borgna

Letteratura, poesia, psicoanalisi compaiono nella sua lettura fenomenologica della trama umana. Dice che le parole sono come creature viventi che ci salvano e che la fragilità, nostra spina nella carne, ci protegge però dalla violenza e dalla noncuranza.

In uno dei suoi libri dialoga di tre sentimenti: nostalgia, solitudine e speranza.

Tre diverse articolazioni del tempo dell’io, quello vissuto e non quello delle cose da fare. La nostalgia è intessuta del tempo passato, la speranza lo è di quello futuro, la solitudine è premessa alla conoscenza delle modificazioni del tempo vissuto nella nostalgia e nella speranza.

Da brava malinconica, riconosco nella nostalgia una grande spinta alla ricerca interiore, quel desiderio di fare ritorno in casa, centro di gravità permanente, rifugio silenzioso di sé.

Poi la solitudine che, come il silenzio, è una esperienza interiore che ci aiuta a distinguere le cose essenziali da quelle che non lo sono. La solitudine è la matrice di cambiamento non solo personale ma anche relazionale; ha valore politico e di resistenza. Infatti, occorre ben distinguere la solitudine dall’isolamento, dove ci ritroviamo come monadi, immersi nel nostro egocentrismo. Così la solitudine non è isolamento e il silenzio non è mutismo. Appunto, per ricorrere alle parole della poetessa C. L.  Candiani, il silenzio è cosa viva.

Infine, la speranza è una disposizione dell’animo, che non è attesa, ma spinta ad un’infinita ricerca di senso. Borgna afferma che non si può vivere senza speranza.

Che dire allora degli insegnamenti di Thich Nhat Hanh, maestro zen vietnamita, che indica la speranza come un ostacolo ad una vita pacificata e alla pratica della meditazione? Perché la speranza in un futuro migliore ci aiuta a sopportare il nostro fardello ma ci impedisce di stare nel momento attuale e di scavare in quello che accade, ora e senza illusioni.

In francese ci sono due parole per dire speranza che in italiano traduciamo allo stesso modo: éspoir e ésperance. La speranza – éspoir – che qualcosa prima o poi cambierà, che qualcosa andrà meglio, che avrò una ricompensa e poi la speranza – ésperance – che è stato d’animo intuitivo che resiste al fallimento e alla riuscita, paziente e presente, fiducia senza fondamenta (shradda in sanscrito).

Buone feste e tantissime speranze per il prossimo 2025.                                                   

Per i curiosi:

E.Borgna, “Dare voce al cuore”, Super Et

E.Borgna, “Le parole che ci salvano”, Super Et

Thich Nhat Hanh, “La pace ad ogni passo”, Ubaldini Ed.

Filliot e J.Lecanu, “Education e spiritualité”, Chronique social

insegnante yoga bologna - immagine di Barbara Villa mentre legge seduta a terra all'interno dello studio yoga Vidya

Ciao, sono Barbara Villa

Mi piace leggere, scrivere, covare pensieri, rovistare bellezza, stare ferma in silenzio, gustare il corpo in movimento. Puoi curiosare in questo blog, spero che troverai nuove domande.

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