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Il filo dello yoga, gli insegnamenti di Gérard Blitz

Pioniere dello yoga in Occidente, Gérard Blitz è poco conosciuto tra le figure fondanti di questa disciplina. Maestro del mio primo maestro e mentore, Giulio di Furia, non ha lasciato monumenti ma un filo conduttore, parampara, il filo della trasmissione di un’esperienza.

Questo è un articolo della rivista francese Le journal du Yoga che ho liberamente tradotto per rammentare questa catena ininterrotta.

“Lo Yoga è una chiave, una consapevolezza che prepara e risolve. Esso decondiziona, sgombra, dà accesso alla spontaneità, alla creatività, permette di ricevere, di ricevere gli altri. Di ricevere Tutto.”

Gérard Blitz, il visionario

Lui vedeva in grande. Imprenditore nato, persona solare e federatore, profondamente libero, ha saputo attinge dalle spiritualità d’Oriente quello di cui avevamo bisogno, in un’epoca, dove le stavamo davvero scoprendo.

Gérard Blitz è conosciuto principalmente per aver fondato il Club Med. Alla fine della guerra, sente che le persone hanno un immenso bisogno di aria, di leggerezza, di vacanze. Lo dice lui stesso: “Lo scopo della vita è di essere felice. Il luogo per essere felice, è qui. Il momento per essere felice è ora.” Nel 1950 organizza il primo Club Med con la formula tutto compreso, con le tende, nella natura. Tutti si danno del tu. Non ci sono più classi sociali, vincoli. Il successo è immediato.

Il Club Med è una vera success story. È quasi un’utopia diventata realtà. I villaggi sono luoghi di divertimento, di convivialità, sempre in luoghi meravigliosi, per momenti di calore umano, con un gusto particolare per la libertà. Gérard è un idealista e per lui: “L’importante non sono le vacanze ma la vacanza”. Questa “vacanza” dello spirito da cui emergono la creatività e la libertà, non è solo un concetto, è una parte di sé stesso. Il Club Med è stato un mezzo privilegiato per provare a far sentire al maggior numero di persone ciò che avrebbe potuto essere questa “vacanza”. Gérard continuerà ad operare in tutto quello che permette all’essere umano di realizzarsi e di vivere felice.

Tre maestri: J. Krishnamurti, T. Deshimaru, Sri T. Krishnamacharya

D’altra parte gli è data la possibilità di essere in relazione con tre grandi figure spirituali della sua epoca: Jiddu Krishnamurti, Taisen Deshimaru e Sri Tirumalai Krishnamacharya.

Dal 1967, Gérard partecipa attivamente all’organizzazione dei primi grandi incontri di Krishnamurti a Saanen in Svizzera. Molto vicino a lui, fa parte dei sei membri del consiglio della sua Fondazione. Diceva a Krishnamurti:” Krishnaji, è straordinario, le persone vi ascoltano; vedono la luce. Poi rientrano a casa loro e come fanno dopo? Non hanno gli strumenti.”

Questi strumenti li troverà con Deshimaru e Krishnamacharya.

Nel 1967, il grande maestro zen, Taisen Deshimaru arriva in Francia. Gérard lo incontra e lo aiuta a installarsi. È il tesoriere della sua associazione per sviluppare l’insegnamento dello zen in Francia. Contribuisce alla creazione del tempio zen della Gendronnière vicino a Blois. Nel 1973 Gérard fu ordinato monaco zen. Deshimaru gli conferisce la missione di rendere l’esperienza dello zen il più accessibile agli occidentali.

Verso il 1965 Gérard scopre T. Krishnamacharya. Lavorerà con lui per diversi anni e rifletteranno insieme ad una pratica di yoga adattata agli occidentali. Non è un caso se nel 1982, quando deciderà di ufficializzare la trasmissione del suo insegnamento in Europa, Krishnamacharya sceglierà Gérard per questa missione.

Zinal e l'Unione Europea di Yoga

A partire dal 1971, Gérard comincia ad organizzare i congressi a Zinal in Svizzera nel quadro dell’Unione Europea di Yoga di cui era il Presidente. Inventa la settimana di Zinal. Più di 600 partecipanti, venuti dal mondo intero, si riuniscono ogni anno in settembre a Zinal per una settimana di yoga.

Non ha una scuola. Insegna a gruppi a Milano in Italia, Parigi e nel Midi in Francia, in Finlandia.

Il suo insegnamento

Negi anni ‘80, l’insegnamento di Gérard si distingue dalle pratiche abituali. Mette in pratica tutto quello che ha integrato lavorando con i suoi diversi maestri: la visione dell’essere umano, della libertà e della felicità di Krishnamurti, l’approccio diretto, concreto e potente dello zen di Deshimaru, la pedagogia della pratica dello yoga di Krishnamacharya.

Sri Desikachar (figlio e allievo di Krshnamacharya) diceva: “Signor Blitz, lo yogi che parla come un Buddha.”

Gérard realizza questa sintesi attraverso la sua comprensione degli Yoga Sutra di Patanjali.

Questo testo antico e fondatore garantisce una pratica ancorata nella più autentica tradizione e la sua apertura permette una pratica adatta a tutti, quale sia l’epoca.

L’insegnamento è molto epurato. Gérard si concentra su cose semplici, spogliate dalle loro influenze culturali, indiane o giapponesi, per liberare una trama di pratica accessibile a tutti. Elabora una struttura tipo di seduta di yoga. L’accento è posto sulla progressività, con una preparazione completa, non solo fisica ma fisiologica. Si tratta di creare le condizioni per poter sperimentare negli asana gli stati descritti dallo Yoga Sutra. La pratica si termina sempre in posizione seduta. Gérard formalizza i principi per costruire la seduta e per orientare la pratica al fine di permette a noi occidentali di fare questa esperienza millenaria di Yoga.

Lo yoga si sperimenta nella seduta e poi si pratica nella vita.

In effetti, la proposta di Patanjali ha uno scopo eminentemente sociale. Si tratta di vivere in armonia con il proprio ambiente e in accordo con sé stessi. La pratica di Gérard ci aiuta a sviluppare questa capacità. Allora lo Yoga diventa un formidabile strumento per vivere meglio.

Un approccio occidentale alla pedagogia dello yoga

Ha sviluppato un approccio originale di Yoga con un equilibrio sottile tra una pratica occidentale e un ancoraggio totale nella tradizione dello Yoga Sutra di Patanjali.

Negli anni ‘70 e ‘80 lo yoga si sviluppa in Occidente. Gli adepti vanno in India e praticano con i maestri. Ritornati in Europa, propongono agli allievi ciò che hanno appreso. È logico. Lo yoga è nuovo per noi e l’India è la referente indiscutibile.

Tuttavia, noi siamo molto diversi dagli Indiani. Non abbiamo la stessa storia, la stessa cultura, la stessa alimentazione, lo stesso ritmo di vita, lo stesso corpo. Tutto è diverso. In India, per fare una formazione, scegliamo un maestro e viviamo con lui per diversi anni.

Quando scopre lo yoga, Gérard Blitz lavora ancora al Club Med oltre al suo coinvolgimento con Deshimaru, Krshnamurti e nell’organizzazione della settimana di Zinal. Va una o due volte all’anno a trovare Krshnamacharya a Madras, lavora con lui due o tre settimane e rientra con del materiale per il resto dell’anno. Quando ha una domanda, la spedisce per posta. Internet non esisteva ancora. Il tempo che Desikachar traducesse, che il padre rispondesse e che la risposta fosse spedita, Gérard trovava una soluzione da solo.

Diceva, con certo senso dell’umorismo, che vivere lontano dall’insegnante l’aveva aiutato. Se avesse vissuto vicino a Krshnamacharya, avrebbe avuto la risposta immediatamente, ma una risposta indiana. Invece, da solo, riflette a partire da sé stesso. Poco a poco, in questa indagine, cerca come noi, occidentali, a partire da quello che noi siamo, potremmo sperimentare gli stati dello Yoga Sutra.

La lettura degli Yoga Sutra

Gérard approfondisce la conoscenza degli Yoga Sutra con Krishnamacharya al fine di comprendere l’esperienza che ci è proposta da questo testo millenario. Lui accorda molta importanza alla descrizione degli stati che vi sono descritti.

Asana è sthira – sukha, “essere fermamente stabiliti in uno spazio felice”

Per il pranayama, è l’esperienza dei momenti di sospensione tra il movimento dell’inspiro e l’espiro, gati vicchedah.

Un’analisi più precisa della composizione semantica della parola pratyahara conduce alla traduzione “non prendere per sé”, uno stato di lacher prise.

Gérard trova ugualmente negli Yoga Sutra delle indicazioni concrete che possono guidarci nella nostra pratica. 

Per asana, prayatna shaitilya ci dice che occorre attenuare l’azione volontaria. Samapatti vuole dire cadere dentro. Lo stato di asana non si decide ma si produce quando le condizioni sono riunite.

Per pranayama, desha ci indica che bisogna essere nel luogo di origine del movimento della nostra respirazione. La pratica include un’osmosi con il flusso di aria.

Per lui, tutte queste indicazioni orientano concretamente la nostra pratica quotidiana dello yoga.

I fondamenti: la respirazione naturale e la colonna vertebrale.

A partire dagli Yoga Sutra, come creare le condizioni adeguate in modo che gli stati si producano? Gérard ha delle intuizioni assolutamente notevoli.

Perché ci sia unità, anche a livello del corpo, nella postura, la preparazione deve essere completa. Oltre al piano fisico, include la pacificazione dell’attività mentale e l’equilibrio energetico. La respirazione naturale, involontaria ci lega al ritmo lento e profondo del nostro metabolismo. La colonna vertebrale e il cervello arcaico raggruppano più dell’80% del nostro sistema vegetativo.

Per Gérard Blitz sono i due pilastri della pratica. Agire a partire dalla respirazione involontaria, assecondarla e poi attendere che la colonna si immobilizzi senza tensioni in una postura.

Lasciare che lo stato di asana si installi. Tutto è organizzato per evitare di creare delle tensioni così da restare sufficientemente del tempo, immobili, nelle posture e lasciare che si regoli il nostro sistema autonomo.

La seduta di yoga si termina in una postura seduta (come nella pratica zen), posizione privilegiata per entrare in relazione esclusiva con il respiro. Poco a poco, passivamente, si produce un’osmosi con il flusso di aria e l’insieme delle nostre componenti mentali, psichiche, emozionali e energetiche si integrano nel ritmo lento e profondo del nostro metabolismo. Con una preparazione appropriata, le condizioni sono riunite e allora, gli stati del pranayama e pratyahara possono prodursi.

La concezione della pratica è influenzata dall’insegnamento di Krshnamurti. I concetti, il vocabolario sono epurati dai riferimenti ai contesti filosofico e religioso, indiani e occidentali.

I movimenti, le sequenze, la presa delle posture, tutto è semplice e accessibile perché tutte le persone possano praticare senza difficoltà e fare l’esperienza degli Yoga Sutra.

insegnante yoga bologna - immagine di Barbara Villa mentre legge seduta a terra all'interno dello studio yoga Vidya

Ciao, sono Barbara Villa

Mi piace leggere, scrivere, covare pensieri, rovistare bellezza, stare ferma in silenzio, gustare il corpo in movimento. Puoi curiosare in questo blog, spero che troverai nuove domande.

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