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Stress e yoga

osservazioni per regolare l’equilibrio di corpo e mente

Che cos’è lo stress?

Stress, parola ormai di uso comune, è un anglicismo dai due significati.

Un significato proviene dalla radice latina strictus ossia costrizione, restrizione, tensione; un altro preso a prestito dalla fisica che indica la resistenza di un materiale sottoposto a sforzo. In questo secondo caso, un qualsiasi materiale resiste ad una serie di sollecitazioni moderate mentre se la pressione è eccessiva o se il materiale è usurato rischia deformazioni o, addirittura, rottura.

Così come la materia, anche noi siamo in grado di reagire agli accadimenti della vita.

Il nostro stesso organismo si riaggiusta e rinnova senza fine il proprio equilibrio per conservare un funzionamento ottimale (processo di omeostasi). Quando però le aggressioni oltrepassano le capacità di risposta e di difesa, allora potrebbero comparire segnali di “malfunzionamento” fino a sviluppare malattie.

Agli inizi del ‘900 sarà Hans Selye, medico canadese, a rendere popolare il termine stress e la sua definizione: reazione non specifica dell’organismo che mira a ristabilire l’omeostasi perturbata da un agente aggressore. Le ricerche mediche di Selye stabiliscono una profonda relazione tra il piano fisico e quello psichico, tra il sistema nervoso e il sistema immunitario.

Quali sono le implicazioni della connessione del sistema psico-somatico?

Ogni azione, quelle di difesa e non, consumano energia vitale. Una parte di energia vitale viene dedicata alla difesa da un’aggressione e non può essere utilizzata per altro.

La nostra energia vitale però non è inesauribile, per questo tutte le sollecitazioni troppo prolungate possono sfociare nell’esaurimento della facoltà stessa di difesa.

In linea generale, tre sono i fattori che entrano in gioco nel nostro vissuto abituale: una struttura anatomica e fisiologica comune a tutti, un individuo, un ambiente sociale e culturale.

Di fronte agli avvenimenti della vita, il comportamento dipende da queste tre fattori e, nel limite imposti dall’ereditarietà, è modulabile senza fine.

Stress buono e stress cattivo

Lo stress è un fenomeno naturale ed anche augurabile poiché ci obbliga a trovare una risposta per ristabilire l’equilibrio organico perturbato momentaneamente.

Si parla, infatti, di stress buono e stress cattivo. Sarebbe meglio dire che ci sono livelli ottimali di stress definiti come la dose di stress biologicamente necessaria per funzionare in modo armonioso rispetto alla propria personalità e possibilità di adattamento.

Non siamo tutti uguali, tutti reagiamo a proprio modo alle sollecitazioni. Ciascuno ha il proprio livello ottimale di stress che è indispensabile conoscere così da non superarne la soglia di tolleranza.

Le tre F

Ci sono tre reazioni primarie alle aggressioni, le tre F: fight, flight o freeze – combattere, fuggire o paralizzarsi. Oggi le occasioni di aggressioni di questo tipo sono rare, non dobbiamo cacciare i dinosauri per sopravvivere ma soffriamo di una forma più insidiosa di stress, quello cronico ovvero quella condizione in cui il sistema nervoso simpatico deposto all’azione è sovra stimolato a detrimento di quello parasimpatico che favorisce la concentrazione e la pacificazione.

C’è un sistema molto sviluppato e sofisticato nell’uomo che agisce nel senso della ricompensa con la tendenza a ripetere un atto, o nel senso della fuga o della lotta oppure nell’inibizione all’azione. Se questo sistema perdura, il comando della sindrome di allarme blocca tutte le attività.

Al contrario di quanto si pensa, tutte le malattie di civilizzazione sono dovute all’inibizione dell’azione. Ci ritroviamo a fare tante cose, a vivere con questa costante sensazione di movimento ma non siamo nell’ azione piuttosto ci ritroviamo in una catena di reazioni.

Per inciso, il meccanismo dei social e del digitale esaspera questi meccanismi.

Come riconoscere i segnali di una situazione di stress?

Ci sono tre fasi di risposta allo stress: l’allarme, prima reazione alla situazione disturbante che causa stanchezza, segnali di crisi, ansia; la resistenza, sconvolgimenti neuro ormonali in risposta alla situazione che ritornano in equilibrio quando non ce ne sarà più bisogno ma che comportano una perdita di immunità; l’esaurimento, l’organismo non può più reagire e le difese crollano fino alla possibile comparsa di malattie significative.

Il tentativo di ritrovare equilibrio e rispondere ad una condizione di stress potrebbe essere all’origine di cattive abitudini e dipendenze, tabagismo, alcolismo, voglia di medicine, alimentazione di squilibrata.

savasana

Se hai tempo medita per cinque minuti, se non hai tempo medita per un’ora.

E lo yoga?

Dovremmo prima di tutto almeno trovare un accordo sulla traduzione del termine yoga cui ci riferiamo come se tutti sapessimo cosa significa e fosse per tutti la stessa cosa (o dovrebbe esserlo). Ma, come per lo stress, la pratica di yoga è diversa per ciascuno così lo sono i suoi effetti.

Per evitare di perderci nella miriade di stili e tecniche dello yoga moderno, cito la definizione di yoga dagli Yoga Sutra: “Lo yoga è quello stato che accade quando si sospendono o interrompono le fluttuazioni del complesso mentale.”

Yogaścittavṛttinirodhaḥ (Y.S. I.2)

In altri termini, quando la testa ci frulla come un criceto in gabbia, c’è qualcosa che non va, sono i primi segnali di un disequilibrio.

Ancora Patanjali negli Yogasutra, indica una strategia perchè accada questa sospensione del turbinio mentale: agire e, simultaneamente, lasciare ogni aspettativa degli esiti di quell’azione.

Abhyāsavairāgyābhyāṁ tannirodhaḥ (Y.S. I.12.)

Imparare a fare e, al contempo, mantenere una condizione di distensione.

Oppure, appianando il significato largo del sutra, potremmo anche dire imparare ad agire con meno stress.

Sia chiaro: non ci mettiamo a praticare yoga così da affrontare le situazioni di stress ed essere più performativi. Non intendo la pratica dello yoga come un insieme di tecniche che conservano le nostre abitudini disfunzionali e mantengono le stesse abitudini mentali invasive.

Yoga e meditazione non sono la bacchetta magica che cancella lo stress.

Come ben ci dimostrano numerosi studi scientifici la risposta positiva o negativa allo stress è olistica, cioè vengono coinvolti tutti i nostri sistemi vitali all’unisono. Negli stati di stress, infatti, tutte le funzioni del corpo sono coinvolte e modificate: il sonno, la digestione, lo stato di attenzione, la condizione emotiva, il sistema immunitario, eccetera.

Così lo yoga ci offre una via che ci prende in considerazione nella nostra globalità cosciente: il piano fisico, mentale ed emozionale.

Potremmo quindi iniziare la nostra pratica di yoga per alleviare un male alla schiena e ritrovarci con una qualità di attenzione rinnovata.

Allora, rinfrescata la nostra presenza mentale, saremo in grado di osservare meglio le nostre risorse e adattare le nostre azioni e reazioni agli accadimenti.

Mi sintonizzo sul respiro, ne ascolto il flusso in modo che da processo automatico diventi processo consapevole, rigenero risorse di equilibrio tra polarità opposte (per esempio quelle del sistema nervoso).  

Allento il controllo, mi dispongo in un’osservazione ricettiva e comprendo ciò che dipende da me e posso cambiarlo e ciò che non dipende da me e non posso cambiarlo.

Questo non cambia gli avvenimenti ma li vedo da un’altra prospettiva.

Non un altro modo di fare ma un’altra qualità d’essere.

Senza contare che lo yoga insegna a rilassare grazie a quell’intelligenza percettiva in grado di ristabilire un equilibrio perturbato. 

Il primo passo è interrogarsi, osservare e osservarsi senza cedere alla prima risposta.

La pratica insegna a ricercare risorse interiori, quelle più longeve cui affidarsi proprio quando il corso degli eventi non dipende più da un atto di mia volontà.

Yoga ci aiuta a comprendere quale sono le fonti di sofferenza, in un certo senso di stress, in modo più originario ed essenziale.

Qualche suggerimento

La pratica dello yoga esercita modi indiretti ma più efficaci di rispondere allo stress. Non sappiamo che cosa filtrerà nella vita quotidiana e nelle nostre abitudini mentali, intanto ci si esercita sul tappetino senza pretese ed illusioni. 

Gli esercizi dello yoga non sono tecniche bensì inviti al cambiamento per la nostra mente e alla nostra interiorità.

Pratiche di brevi sequenze di postureasana – al risveglio mattutino, momenti di raccoglimento in silenzio per mettersi in relazione con la dimensione del tempo, abituarsi a stare nel vuoto e sospendere il fare continuo e sostare nell’osservazione.

Trovare dei momenti per ascoltare il respiro, esserne coscienti e nient’altro.

C’è una stanza per tutto, per mangiare, per dormire, per guardare la televisione, ma ci manca una stanza per la consapevolezza. Io suggerisco di allestire un piccolo spazio in casa, che chiameremo ‘la stanza del respiro’, dove sia possibile restare soli a praticare l’attenzione al respiro e il sorriso, se non altro nei momenti difficili.

Le cose non cambieranno, cambierà la qualità della relazione con le cose.

Mini bibliografia:

P. Campanini “Tecniche antistress” Magnanelli Ed.

Thich Nhat Hanh “La pace è ogni passo” Ubaldini Ed.

G, Pellegrini, F. Squarcini “Patanjali Yoga Sutra” Einaudi

Carnets du yoga, rivista U.N.Y.

insegnante yoga bologna - immagine di Barbara Villa mentre legge seduta a terra all'interno dello studio yoga Vidya

Ciao, sono Barbara Villa

Mi piace leggere, scrivere, covare pensieri, rovistare bellezza, stare ferma in silenzio, gustare il corpo in movimento. Puoi curiosare in questo blog, spero che troverai nuove domande.

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