LostInYoga: viaggio alle radici dello hatha yoga. #primapuntata

Di Barbara Villa, fondatrice e direttrice di Studio Yoga Vidya

Lo yoga fa bene alla schiena? Con lo yoga ci si rilassa? Faccio yoga e non meditazione? Lo yoga rende elastici e longevi?Lo scopo dello yoga è mettermi sulla testa? Qualche riga per orientarci in una visione di insieme dello hatha yoga: tradizione, strategia e strumenti di pratica.

#PRIMAPUNTATA. LO HAṬHA YOGA E LE SUE ORIGINI TANTRICHE: UNA PICCOLA CORNICE DI RIFERIMENTO

Da dove inizia lo yoga?

Tre gli assunti originari ed essenziali:

  1. Sarvaṃ duḥkham-eva – Tutto non è che dolore
  2. Karma, la sua legge e le tracce
  3. Mokṣa o mukti, la liberazione

 

Lo yoga è una via di risoluzione della sofferenza umana, soteriologica, qualsiasi sia la nostra vita, l’esistenza in sé porta sofferenza. La questione fondamentale è il superamento di questa sofferenza intrinseca alla stessa condizione esistenziale umana. Come superarla? È possibile? E quale è la causa della sofferenza? Se nella nostra visione la sofferenza ha qualcosa a che fare con ottenere o meno ciò che vogliamo, ha quindi un nesso con il piacere, nello yoga il primo passo che ci fa cadere nella sofferenza è avidya – ignoranza, non sapere o meglio confondere ciò che è vero con ciò che è falso, ciò che è reale con ciò che è illusorio.

Se la questione è una, trasversale a tutte le culture e tutti i tempi, i metodi possono essere molteplici.

Lo haṭha yoga si immerge nella cultura di quel tempo e nelle visioni filosofiche a lui contemporanee e che lo precedono tra cui il tantrismo. Niente a che vedere con il nostro immaginario collettivo sul tantra che evoca le imprese della vita intima di Sting e della moglie Trudy o i corsi terapeutici per migliorare la vita sessuale della coppia. La faccenda è un pochino più seria.

Tantra – ciò che estende la coscienza – e tantrismo sono fenomeni molto vasti che Feuerstein G. definisce come un’evoluzione della cultura indiana che ha permeato anche lo stile di vita, non quindi semplicemente una forma di yoga o una filosofia e rappresenta il culmine di molti secoli di sperimentazione yoga col corpo e con la mente. Al tempo stesso di può considerare lo stadio finale di un lungo processo di assimilazione e di sintesi nella cultura e nel pensiero indiano.

Quali sono i fondamenti della visione tantrica costitutivi dello hatha yoga?

  1. Il fondamento filosofico del tantrismo è il non dualismo (advaita), la realtà è una sola costituita da una forma polare: Śiva ŚaktiŚiva, puro Essere e Śakti l’energia dinamica coessenziale con l’Essere: è l’energia creativa dell’Assoluto che dà vita all’universo e lo mantiene, ma non è separato dall’Essere.
  2. Un altro tratto peculiare del tantrismo è la necessità ed il primato della pratica (sa̅dhana) e dell’azione; per intenderci, anche se non possiamo aspettarci un risultato (se faccio 108 saluti al sole allora divento saggio) occorre fare esperienza, quindi esercitarsi, praticare, prepararsi. Molto lontana pertanto dalla visione tipicamente religiosa dove la nostra felicità e comprensione dipendono dal volere divino.
  3. Poi l’accoglienza della vita e quindi del corpo anzi la sua fruizione (bhoga). Non più allora il sa̅dhaka come asceta rinunciante ma veramente libero nel mondo e sul mondo. La sa̅dhana (la pratica) allora è trasformare bhoga, la nostra vita ordinaria, in yoga (Antonio Nuzzo).

Che cosa significa hatha yoga?

Le traduzioni di haṭha e yoga sono molteplici, haṭha viene tradotto come forza. Oppure la parola viene separata in due sillabe, ha e tha, rispettivamente sole e luna. A simboleggiare l’unione di due opposti, oppure la bipolarità indivisibile della forza vitale che ci abita.

Haṭha yoga viene spesso considerato come yoga dello sforzo e della potenza, relegandolo all’esaltazione del corpo fisico. Piuttosto lo haṭha yoga è un mezzo di “comprensione attraverso il corpo” (kaya-sa̅dhana).

Talvolta, gli attuali commenti dei testi sullo haṭha yoga calcano l’importanza dei contenuti che riguardano la forma fisica (la dieta, le abitudini, le pratiche anche estreme) e forse anche allora, momento in cui questi testi sono stati trascritti e tramandati, alcuni yogin vivevano nell’elogio dell’immortalità del corpo e della ricerca delle siddhi. Può darsi che la causa di diversi fraintendimenti sia dovuta proprio alla necessità di una iniziazione e di una pratica per comprenderne il significato; gli stessi testi tantrici sono spesso redatti in un “linguaggio intenzionale” (sandha-bhasa), un linguaggio segreto, pieno di doppi sensi, dove spesso si utilizzano termini erotici per definire uno stato di coscienza. Questi testi ci riportano allora delle esperienze mistiche, la lettura e la manifestazione di un complesso psico-corporeo in uno stato quasi impossibile. Quando allora si fa riferimento all’immortalità evidente che non ci si riferisce alla possibilità reale di non morire, sono tutti morti i maestri di yoga, ma ad una morte alla vita, una morte nella vita, una morte iniziatica dell’ego.

Il primo maestro di hatha yoga?

La tradizione scritta dello haṭha yoga si fa risalire a Gorakṣanatha attorno al XII secolo d.C. cui si attribuisce la Gorakṣa-sataka – La centuria di Goraksa –  maestro e allievo del leggendario Matsyendranatha. Nella via dei na̅tha c’è un forte legame con lo śivaismo, con la devozione a Śiva anche se ci sono influssi visnuiti e molto importante è la realtà della śakti. Śiva e śakti sono i due apparenti poli, statico e dinamico, della realtà fenomenica. Da essi si mette in moto il processo di creazione del mondo così come appare ai sensi dell’uomo (pra̅vṛtti) e di distruzione o dissoluzione (nivṛtti) che permettono allo yogin di esperire lo stato spontaneo di non dualità (sa̅haja), l’unica vera realtà. Questo processo è possibile perché il corpo è un condensato di tutto l’universo esistente, macro e micro cosmo.

 

In sostanza, lo haṭha yoga prende le sue origini dal tantra. Il tantra è nato con il mondo, appare nei Veda, nelle Upaniṣad, Bhagavad gita. Il tantrismo ha impregnato tutta la tradizione dello yoga.

Nello haṭha yoga il corpo non è più la fonte del dolore e del peccato da mortificare in nome di uno spirito superiore, ma il vero cammino di ricerca ed emancipazione in questa stessa vita. Il corpo allora va rispettato, è un mezzo sacro di liberazione.

Vorrei concludere che lo yoga, se è yoga, è uno.

Dai Veda, alle Upaniṣad, agli Yogasu̅tra , al tantrismo passando da tutti i maestri dei tempi, la realizzazione è una. La direzione del karman è una.

Lo haṭha yoga è una ma̅rga specifica che accoglie la pienezza dell’esistenza, non un metodo che si ostina nel dettaglio e nella differenziazione.

 

Bibliografia

Eliade M. (2010), “Lo yoga, immortalità e libertà”, BUR, Milano

Feuerstein G. (2009), “Filosofia yoga”, Marsilio ed., Venezia

Feuerstein G. (1977), “Yoga, teoria e pratica” Siad Edizioni, Milano

Franci G.R. (2008), “Yoga”, Il Mulino ed., Bologna