LostInYoga: viaggio alle radici dello hatha yoga. Pratya̅ha̅ra #ottavapuntata

Pratya̅ha̅ra: un passo verso la meditazione

Sono in ritardo, sono decisamente in ritardo con questo articolo per il blog. È arrivato il blocco da meditazione. Che cosa scrivo? Saper aspettare, stare con quello che c’è, calmare la mente? Un po’ poco. Allora mi metto da parte, mi affido ai testi dello yoga e decido di dedicarmi al pratya̅ha̅ra, non ancora alla meditazione (dhyana).

Negli Yogasu̅tra di Patanjali all’interno del capitolo dedicato alla strategia (Sadhana Pada) il processo di pratya̅ha̅ra segue quello di asana e pranayama, concludendo così le tre membra esterne dell’Ashtanga Yoga. Quelle membra in cui ancora noi stiamo sperimentando una pratica che ci condurrà alla via interna, samyama – dhāraṇā, dhyāna, samādhi – dove non possiamo più agire ma solo ricevere.

Il ritiro dai sensi si produce quando sono disconnessi dagli oggetti esterni,  dunque la mente si mette al seguito della sua vera natura.

Svaviṣayāsamprayoge cittasya svarūpānukāra pratyāhāraḥ (Y.S. II. 54)

Pratya̅ha̅ra mi mostra la connessione tra mente e sensi. Il commentatore Vyasa dell’epoca di Patanjali utilizza questa immagine: “Quando la regina delle api vola, le api volano. Quando la regina delle api si posa, le api si posano.”

Nel silenzio della stabilità della posizione seduta, il respiro sottile, si ritirano in sé le antenne che ci permettono di avere comunicazione con l’esterno come una tartaruga rientra nella sua corazza le sue zampe e la sua testa. Il funzionamento mentale e sensoriale persiste, cambia la relazione.

Il pratyāhāra è uno snodo importante nella pratica di yoga. Pratyāhāra è quel magico spigolo tra ciò che ancora possiamo agire e l’impossibilità di farlo.

Se si ha la grazia di saltare da quello spigolo, è l’inizio del processo di riassorbimento.

Frutto di un percorso di purificazione, allora il rapporto tra gli organi sensoriali e gli oggetti mentali cambia. Non si vuole cambiare posizione, il tempo scivola via, accade una sorta di sospensione a livello psicofisico. Manas – il complesso mentale – può cambiare direzione.

L’intervallo, la sospensione si espande: non esiste più solo la percezione sensoriale.

Se negli Yogasu̅tra di Patanjali il processo del pratya̅ha̅ra è descritto come ritrazione dei sensi, nel piccolo capitolo della Gheraṇḍa Saṃhita dedicato al pratya̅ha̅ra precisa la direzione in cui i sensi devono essere ritratti: “Si tratta di controllare il mentale (manas), o il principio del pensare, appena esso entra in attività.

Essendo la sua natura instabile e incostante, bisogna riuscire a dirigerlo (il manas) con precisione e con determinazione verso la coscienza interiore del Sé (a̅tman) interrompendo la sua costante dispersione.

La pratica di pratya̅ha̅ra cercherà di assoggettare il mentale al Sé profondo (a̅tman).” (Gheranda Samhita)

La strategia dello yoga prevede che ad ogni passo, ad ogni pratica, rinunciamo a qualcosa di noi o meglio offriamo qualcosa di noi. Dall’āsana allo stato meditativo, dobbiamo essere disposti a lasciare andare ogni supporto, ogni pratica, ogni metodo, ogni abilità sino al silenzio, all’assenza di ogni sostegno.

Diversamente, sarebbe come usare una zattera per guadare un fiume ed una volta arrivati all’altra sponda ce la caricassimo sulle spalle.

Camminare laddove non c’è più cammino, nel silenzio, non sarebbe di certo molto semplice.

“Quando il moto incalzante dei sensi verso gli oggetti, che scaturisce dall’abitudine e dai condizionamenti, si arresta, questo è pratya̅ha̅ra … come nel pranayama vi è un intervallo tra il respiro che entra e che esce, così mediante il pratya̅ha̅ra ha luogo una pausa tra una sensazione e l’altra … Cosa significa intervallo? Gli oggetti esistono, voi ne siete circondati, li vedete ma non li guardate, sentite il suono, ma non ascoltate, siete vicini a esseri umani, ma non siete toccati da raga o dvesa (appropriazione o repulsione) …

Non si stratta di scappare o di volersi isolare … Pratya̅ha̅ra crea un intervallo nel vostro rapporto sul piano dei sensi con il mondo materiale, senza per questo dover scappare via … Pratya̅ha̅ra stabilisce un senso di pace inesauribile che influisce sulla vita organica e che conduce a dhāraṇā.” (Vimala Takar)

Arrivederci al prossimo articolo, piccoli passettini verso lo stato meditativo.